Italia – LIX GIORNATA MONDIALE DELLA PACE: Una lettura dalle periferie del mondo

(ANS – Torino) – Proviamo a leggere il messaggio di Leone XIV per la Giornata della Pace di domani tenendo davanti agli occhi una qualsiasi immagine che ci arriva dai luoghi di missione: ci renderemo conto dove sia possibile trovare “le operatrici e gli operatori di pace che ancora resistono alla contaminazione delle tenebre, come sentinelle nella notte”.

Indubbiamente non è facile trovare intorno a noi testimoni della Speranza per la quale abbiamo speso l’ultimo anno o, meglio, che il Giubileo ci ha indicata come innesco di un tempo nuovo di Pace e di Giustizia. Chi vive con gli occhi aperti sulle povertà che ci sono vicine (nella nostra Italia i disagiati sono in crescita di numeri e di forme) riceve il dono della consapevolezza che cambia le scelte di vita, e trova al suo fianco “fratelli e sorelle che, per vie diverse, hanno saputo ascoltare il dolore altrui e si sono interiormente liberati dall’inganno della violenza”.

La Pace è una pratica più che un orientamento del pensiero: fra i missionari lo tocchiamo con mano. Anche se non li sentiamo lanciare denunce e appelli, percepiamo che la loro azione quotidiana è contrasto reale alla violenza e ai conflitti armati.  Molti di loro vivono in mezzo alle guerre, ne sono vittime essi stessi quando bombe e gruppi armati colpiscono villaggi e quartieri. Se possono, creano resistenza e contrasto persistendo nella loro opera di accoglienza dei profughi, contrapponendo l’istruzione alla distruzione, stendendo la mano per sfamare villaggi colpiti dai disastri variamente causati dalla cupidigia di invasori e speculatori. Insistono con la preghiera e con la liturgia, convinti e fiduciosi: sanno che Dio ascolta il povero e l’innocente e che la loro presenza è essa stessa espressione di quell’ascolto. Sotto la pioggia che infanga i pavimenti delle capanne, che gocciola fra le frasche del tetto anche sul pane e sul vino offerti sull’altare, essi celebrano l’incarnazione e rinnovano la promessa ricevuta attraverso Isaia.

Insieme con le vittime della spada fratricida, delle competizioni globali alla conquista delle loro risorse, i missionari ripetono anche per noi (che siamo dalla parte dominante) che “una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra”.

Il Papa ha ragione nel dire che “ l’umanità può scoprirsi amata soltanto prendendosene cura” perché così constatiamo quando andiamo in Africa, in America, in Asia e in Oceania a visitare le opere costruite per i bambini e le bambine offesi dall’emarginazione, dello sfruttamento, dalla violenza personale; per le comunità prive di acqua potabile o di energia per muovere le macchine che allontanano dalla precarietà; per giovani madri abbandonate dai padri dei loro figli, per giovani lasciati a una vita senza futuro. Non hanno molte cose materiali da dare i missionari, eppure sono punto di riferimento per chi cerca riparo, possibilità di sognare, concrete possibilità di riscatto. Sono loro fra i costruttori di pace in quanto veramente ispirati, come scrive Leone XIV “dall’apertura e dall’umiltà evangelica”, disarmati e per questo capaci di frantumare le barriere.

Da sacerdote e vescovo che ha vissuto la missione, egli ci ricorda che la pace si costruisce per progressiva contaminazione reciproca. Opportunamente ricorda sant’Agostino: «Se volete attirare gli altri alla pace, abbiatela voi per primi; siate voi anzitutto saldi nella pace. Per infiammarne gli altri dovete averne voi, all’interno, il lume acceso». Possiamo gioire che vi siano donne e uomini, consacrati e laici, che fanno così. Quel che cerchiamo di fare noi, pur dalla distanza geografica, è portare loro un po’ di olio per alimentare i lumi, e condividere le testimonianze che da loro ci giungono.

Missioni Don Bosco ONLUS

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